NakStories – Intervista a Call Me Wine

paolo zanetti call me wine

A tu per tu con Paolo Zanetti

Con un catalogo di 10mila etichette, un posizionamento invidiabile sui motori di ricerca ed una piattaforma e-commerce dall’usabilità perfetta, Call Me Wine è senza alcun dubbio una delle enoteche online più influenti del panorama enoico.

Nel 2020 ha raddoppiato il suo fatturato, raggiungendo quota 12,7 milioni e dando la possibilità a moltissime cantine di affacciarsi all’online in un periodo a dir poco complesso.

In questa NakStories vediamo la storia del fondatore Paolo Zanetti, un imprenditore visionario che ha creato quello che ad oggi è un vero proprio punto di riferimento del mondo del vino.

Come è nata e come si è evoluta Call Me Wine?

Call Me Wine l’ho creata a fine 2010 perché volevo fare l’imprenditore, e la scelta del vino online è nata semplicemente da una passione.

Adoro il vino, ad oggi ho bevuto circa 15mila vini e sono un sommelier, e nonostante all’epoca non fossi così esperto ero già convinto di una cosa: che il vino si potesse vendere bene online.

Ogni anno siamo cresciuti in modo organico, autofinanziato, poco per volta ma in modo molto “sano”. Poi nel 2018 il 60% di Call me Wine è stato rilevato da Italmobiliare, una grossissima holding di investimento quotata in Piazza Affari.

Adesso stiamo lavorando e ristrutturando il team, rinforzandoci con un obiettivo assolutamente di forte crescita nei prossimi anni.

Call Me Wine ha segnato una crescita esponenziale a seguito della Pandemia, raddoppiando il fatturato nel 2020. Cosa ti aspetti dal post-covid?

Indubbiamente il Covid, al di là del disastro che è stato e che è a livello umano, per chi vende online è stato un vantaggio, visto che le persone obbligate a stare a casa si sono avvicinate agli acquisti via web.

Quello che posso confermare adesso è che le abitudini di consumo online si sono consolidate.

Ora la mia speranza è che Internet diventi sempre più un luogo nel quale trovare un’offerta molto ampia come su Call Me Wine, dove si trovano oltre 10.000 etichette, in modo che la gente possa confrontare vini tra di loro e che quindi arrivi a premiare la qualità.

Spero che la crescita del canale online diventi un’occasione per far conoscere le cantine che fanno davvero un buon vino, aiutando quindi chi se lo merita, e soprattutto superando vincoli di prossimità.

Io sono piemontese, ho bevuto tutta la vita quasi sempre Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, ogni tanto Barolo e Barbaresco perché erano nella mia zona, andavo al ristorante o in enoteca e trovavo sempre quei vini. È proprio grazie all’online che ho scoperto che ci sono dei vini friulani, siciliani, campani, sardi che sono buonissimi.

Call Me Wine è una delle enoteche online che vanta la più vasta scelta di vini biologici e biodinamici. Come mai questa scelta?

Sì, Call Me Wine ha una bellissima offerta di vini che a me piace definire “artigianali“, cioè “fatti come una volta”.

Penso al vino del contadino, che può essere buono oltre che sano, se fatto bene (come quelli che si trovano da Call Me Wine).

Ne abbiamo tanti perché ci piacciono, perché credo sia naturale dopo aver provato tante etichette avvicinarsi anche ai vini artigianali, sia per un discorso di salute ma anche di gusto: non stufano, non fanno venire il mal di testa, sono sempre diversi, raccontano sempre delle cose nuove (a volte nel bene, a volte nel male). Magari è più facile trovare vini con una componente acetica o dei profumi leggermente strani, infatti vanno sempre aperti  prima,  lasciati  un quarto d’ora ad arieggiarsi…Ma dal mio punto di vista hanno una grandissima personalità.

Avete progetti legati all’internazionalizzazione?

Il nome “Call Me Wine” l’avevo scelto in inglese proprio perché c’era l’obiettivo di vendere all’estero.

Poi però si sono messe in mezzo tutta una serie di vincoli legali come le accise, la necessità di avere un rappresentante fiscale nei vari stati… Fare tutte le cose a norma richiede tanto impegno, tante risorse, anche tanti sviluppi internet, e quindi abbiamo scelto di dare priorità ad altro, motivo per cui oggi vendiamo solo in Francia e Germania.

L’obiettivo ovviamente è di internazionalizzare sempre di più perché, lo ero 10 anni fa e lo sono ancora adesso, più convinto che il vino italiano sia veramente a livelli eccelsi, e che quindi abbia delle enormi potenzialità in tutto il mondo.

Per una realtà come Call Me Wine la logistica e gli imballaggi per bottiglie hanno un ruolo cruciale. Come si sono evolute le vostre scelte in tal senso?

Per le spedizioni prima utilizzavamo degli imballaggi in polistirolo, poi un po’ per questioni ambientali (non ci andava più di usare tutta quella plastica) e un po’ perché dei clienti ci segnalavano che non volevano ricevere imballaggi così difficili da smaltire, abbiamo deciso di passare alle scatole in cartone, materiale sicuramente più riciclabile ed eco-friendly.

Eravamo consci però del fatto che il polistirolo avesse una garanzia: è indistruttibile. Quindi una volta aver deciso di passare agli imballaggi in cartone, mi son detto: “devo cercare bene qualcuno che faccia le scatole bene”.

E così, ho scelto NakPack.

Call me Wine scatola imballaggio NakPack

Sono imballi molto belli, fatti molto bene, molto solidi, con gli avvolgimenti per proteggere sopra, sotto, a lato.

Abbiamo cominciato a usarli nel 2015 e lo facciamo ancora oggi perché vanno benissimo.

Con NakPack registriamo rotture ogni morte di Papa. Ci troviamo davvero molto bene!

Sono anche molto flessibili e adatti a diversi formati, come le bottiglie di distillati che spesso hanno forme strane.

Insomma, sono molto soddisfatto di NakPack!

Anche tu utilizzi NakPack per spedire le tue bottiglie, e vorresti essere il protagonista di una NakStories? Contattaci 😃

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