Plastic Tax: novità dell’ultimo decreto e riflessioni

Il 1° Luglio 2021 si avvicina sempre più, e se per molti questa data non ha alcun significato, per tanti altri rappresenta un grande punto di svolta. Sarà infatti il giorno nel quale entrerà ufficialmente in vigore (salvo ulteriori modifiche) la Plastic Tax, stando all’ultimo aggiornamento contenuto nel Decreto rilancio n. 34 del 19 maggio 2020.

Cos’è la Plastic Tax?

Come specificato nella legge di Bilancio 2020 n. 160, art. 1, comma 634, la Plastic Tax è un’imposta sul consumo di MACSI realizzati con l’impiego, anche parziale, di plastica.

La sigla MACSI sta per “manufatti con singolo impiego”, con i quali ci si riferisce soprattutto agli imballi utilizzati per il contenimento, la manipolazione, la protezione e la consegna delle merci. Parliamo, in altre parole, di prodotti in plastica monouso come bottiglie, vaschette, buste, tappi, rotoli pluriball, pellicole, packaging di polistirolo.

Sono esclusi i manufatti prodotti con materiali compostabili o riciclati ed i dispositivi medici.

A quanto ammonta?

L’imposta è fissata nella misura di €0,45 per chilogrammo di plastica contenuta nei MACSI.

Le sanzioni, riviste con il suddetto Decreto, ad oggi prevedono dal doppio al quintuplo (prima si parlava di decuplo) dell’imposta evasa, per un minimo di €250 (e non più €500).

Chi dovrà pagarla?

La Plastic Tax sarà rivolta a:

  • i produttori di MACSI;
  • gli acquirenti di MACSI;
  • gli importatori di MACSI.

Che differenza c’è con la Plastic Tax Europea?

Destinate in prima battuta ad entrare in vigore unitamente, la Plastic Tax “italiana” e quella europea hanno oggetti, applicazione e modalità di riscossione molto diverse.

Mentre la prima è una tassa sui manufatti, la Plastic Tax Europea è una tassa a carico degli Stati membri dell’Unione che conteggia i rifiuti in plastica non riciclati, con un’aliquota di €0,80 per chilogrammo.

Altro discorso va poi fatto per il Regno Unito, dove entrerà in vigore dal 1° Aprile 2022 una Plastic Packaging Tax, ovvero una tassa legata a tutti gli imballaggi in plastica prodotti o importati nel Paese.

La nascita di un nuovo paradigma

Risulta chiaro che questa manovra avrà degli effetti importanti su chi, volente o nolente, deve acquistare imballaggi per proteggere la merce da spedire. Le realtà che fino ad oggi, chi utilizzava packaging in plastica vergine o polistirolo deve inevitabilmente mettersi in cerca di soluzioni alternative più sostenibili sia dal punto di vista ambientale che, a questo punto, economico.

E questo, com’è ovvio che sia, sta suscitando moltissime polemiche e un significativo malcontento, da parte di tutti gli attori della filiera.

D’altronde è vero, si tratta di un’imposizione e non di un graduale e spontaneo avvicinamento verso altre tipologie di prodotti, ma molto spesso questa è la somma da pagare per innestare cambiamenti reali e significativi su un intero sistema.

Cerchiamo di guardare positivo: oltre all’enorme beneficio che il Pianeta indubbiamente trarrà da queste iniziative, bisogna ammettere che questa legge prende piede in un periodo storico propizio. La crescita vertiginosa di domanda di prodotti rispettosi dell’ambiente ha infatti spinto le aziende ad ingegnarsi per trovare valide soluzioni, e questo dà la possibilità di godere di un’ampia scelta di opzioni assolutamente valide.

La nostra esperienza

A dispetto che ciò che molti pensano, passare ad alternative sostenibili non significa necessariamente rinunciare alla qualità e alla performance.

Noi di NAKPACK® ne siamo la prova: dopo anni di studi e test in laboratorio abbiamo progettato un imballaggio di sicurezza per spedire bottiglie completamente in cartone, che azzera il tasso di rottura senza occupare spazio in magazzino e nei camion, consentendo così di risparmiare denaro e CO2.

Plastic tax spedire bottiglie

Molti dei nostri clienti che prima utilizzavano imballaggi in polistirolo inizialmente erano restii e dubbiosi, perché si sa: chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che perde ma non sa quello che trova. Tuttavia il loro coraggio e la loro lungimiranza li ha premiati, permettendogli di passare ad un prodotto efficiente in grado di rispondere anche alle mutate (ovvero più sostenibili) esigenze del consumatore finale.

Insomma, se è vero che il cambiamento spesso porta con sé instabilità e paura, spesso è necessario per progredire verso nuove direzioni. Tutto sta nell’approccio con il quale lo si affronta: puoi scegliere di evitarlo fino a che ti travolgerà, o di andargli in contro, comprenderlo e adattarti ad esso con positività.

Perché sì, i risvolti positivi ci sono. Bisogna solo indossare gli occhiali giusti per scorgerli.

Leave a Reply

Your email address will not be published.